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Rassegna Stampa Estera
01/12/2017

Rapporto Censis 2017

Presentato in Roma, presso il CNEL, dal Censis il 51° Rapporto sulla situazione sociale del Paese,  con l’analisi e l’interpretazione dei più significativi fenomeni socio-economici nazionali individuando i reali processi di trasformazione della società italiana.


 

Giunto alla 51ª edizione, il Rapporto Censis prosegue l'analisi e l'interpretazione dei più significativi fenomeni socio-economici del Paese, individuando i reali processi di trasformazione della società italiana. Su questi temi si soffermano le «Considerazioni generali» che introducono il Rapporto. 
Nella seconda parte, «La società italiana al 2017», vengono affrontati i processi di maggiore interesse emersi nel corso dell'anno. Nella terza e quarta parte si presentano le analisi per settori: la formazione, il lavoro, il welfare e la sanità, il territorio e le reti, i soggetti e i processi economici, i media e la comunicazione, la sicurezza e la cittadinanza.


Il capitolo «Lavoro, professionalità, rappresentanze» del 51° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2017

Giovani e lavoro: qualcosa si muove. 
Si consolidano i primi segnali di ripresa per l'occupazione dei giovani, già registrati nel corso del 2016. Nei primi sei mesi di quest'anno gli occupati con un'età compresa tra i 15 e i 34 anni hanno raggiunto i 5.108.000 unità, con un incremento di 67.000 giovani rispetto al primo semestre del 2016. La variazione positiva è stata dell'1,3% e ha portato la quota dell'occupazione giovanile, sul totale delle persone che lavorano, al 22,3%, un punto decimale in più rispetto allo stesso periodo del 2016. Il tasso di occupazione, calcolato sul totale delle persone della stessa fascia d'età, è del 40,7% e nel confronto fra i primi tre mesi di quest'anno e il trimestre successivo aumenta di un decimale, confermando una tendenza comunque positiva. Tendenza che si rispecchia nella diminuzione del tasso di disoccupazione, ancora però molto alto: il 20,8%, oltre 9 punti in più rispetto al tasso riferito all'intera popolazione in età lavorativa. Il 65,9% dei giovani di 18-34 anni dichiara di conoscere i voucher per il lavoro accessorio e il 53,6% di essere informato dell'esistenza del lavoro interinale o in somministrazione, ma solo il 48,6% conosce il programma Garanzia Giovani e meno di un terzo ha una reale conoscenza delle politiche attive del lavoro.

Il doppio volto dell'invecchiamento dell'occupazione. 
Tra il 2008 e il 2013 la popolazione con almeno 50 anni è aumentata di 1.795.000 unità e tra il 2013 e il 2016 di altri 1.176.000. Nello stesso tempo l'occupazione degli over 50 segna un aumento complessivo di circa 1.300.000 unità, con un 20,1% in più nel periodo compreso 2008-2013 e un ulteriore +16% nel periodo 2013-2016. Si arriva così a 7.768.000 occupati con almeno 50 anni. La catena degli effetti dell'invecchiamento della popolazione non risparmia l'area delle persone anziane in cerca di occupazione. Nel 2016 i disoccupati con 50 anni e oltre hanno raggiunto la cifra di 501.000, pari a 17 disoccupati su 100 totali. Se tra il 2013 e il 2016 il numero delle persone in cerca di occupazione si è ridotto di 57.000 unità, con un decremento dell'1,8%, quello dei disoccupati con almeno 50 anni è invece aumentato di 60.000 unità, con una crescita del 13,7%. I dati più recenti, riferiti al secondo trimestre di quest'anno, registrano invece un aumento di 336.000 occupati over 50 rispetto al secondo trimestre del 2016 (+4,3%), portando il totale a 8.107.000. Il quadro dell'invecchiamento dell'occupazione è fortemente condizionato dalle scelte di contenimento della spesa previdenziale e dallo spostamento in avanti per decreto dell'accesso alla pensione. Nel 2015 i beneficiari delle politiche attive del lavoro sono stati pari, secondo l'Inps, a poco meno di 1,5 milioni. I beneficiari con almeno 50 anni sono stati 168.671, pari all'11,5% del totale degli assistiti.

Il capitolo «Comunicazione e media» del 51° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2017

I consumi mediatici degli italiani nel 2017: la «giovanilizzazione» degli adulti. 
Nel 2017 la tv tradizionale (digitale terrestre) cede qualche telespettatore (il 92,2% di utenza, con una riduzione del 3,3% rispetto al 2016). La tv satellitare si è stabilizzata intorno a quote di utenza che si avvicinano alla metà degli italiani (il 43,5% nel 2017), cresce la tv via internet (web tv e smart tv hanno il 26,8% di utenza, +2,4% in un anno) ed è decollata la mobile tv, che ha raddoppiato in un anno i suoi utilizzatori (passati dall'11,2% al 22,1%). La radio tradizionale perde 4 punti percentuali di utenza, scendendo al 59,1% di italiani radioascoltatori. La flessione è compensata però dall'ascolto delle trasmissioni radio via internet attraverso il pc (utenza al 18,6%, +4,1% in un anno). L'autoradio rimane sempre lo strumento preferito dagli italiani per ascoltare le trasmissioni che vanno in onda in diretta (utenza al 70,2%). Lo smartphone è utilizzato dal 69,6% degli italiani (la quota era solo del 15% nel 2009). La crescita di internet ha rallentato il ritmo, ma prosegue: nel 2017 ha raggiunto una penetrazione pari al 75,2% degli italiani, con una differenza positiva dell'1,5% rispetto al 2016. La grande novità è rappresentata dalle piattaforme che diffondono servizi digitali video e audio, come Netflix o Spotify.


Per maggiori informazioni:
www.censis.it
 




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