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Rassegna Stampa Estera
05/04/2019

Anticipazioni Rapporto Anitec-Assinform 2019

Il mercato digitale italiano conferma la consistente crescita degli ultimi due anni. Nel 2018 l'ICT in Italia è cresciuta dell'2,5%. Le previsioni per il 2019 sono confermate con una crescita prevista del 2,5%. La spesa ICT del settore bancario cresce del 4,6% a 7.578 milioni di Euro.




SETTORE ICT FONDAMENTALE PER LA TENUTA DELL’ECONOMIA


Nel 2018 il mercato digitale italiano (informatica, telecomunicazioni, contenuti ed elettronica di consumo) è cresciuto del 2,5% a 70.474 milioni di euro e promette una crescita analoga per il 2019, a 72.222 milioni. Continua a migliorare la qualità della domanda, grazie alla spinta delle componenti più innovative, quelle che permettono la trasformazione digitale di processi e modelli di business e di servizio, e la spinta si trasmette all’intero mercato, non solo al software e ai servizi, in forte espansione, ma anche ai dispositivi e ai sistemi. Non cambia però ancora il quadro di un sistema-paese a due velocità, con il fiorire di startup e di imprese e amministrazioni ben posizionate sul fronte dell’innovazione digitale e troppe entità, soprattutto di minori dimensioni, ancora ai margini di un ammodernamento necessario per continuare a creare valore e occupazione. I trend indicano che le potenzialità per migliorare ci sono, e che vanno colte dando continuità e impulso alle politiche per l’innovazione. Sono queste le principali evidenze delle rilevazioni di Anitec-Assinform - l’Associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende dell’ICT - condotte in collaborazione con NetConsulting cube.

“Sino a due anni fa in Italia c’è stato il rischio di vedere le imprese travolte dall’ondata digitale per carenza di investimenti in ICT. Il trend si è rovesciato, dando l’idea di quello che saremmo capaci con una visione più ambiziosa del nostro Paese in Europa e nel mondo. I dati presentati oggi lo confermano. - ha commentato Marco Gay, Presidente di Anitec-Assinform. E infatti, a parte i servizi di rete, la progressione è d’insieme.  Nel 2018, Contenuti Digitali e Digital Advertising sono cresciuti del 7,7%, i Servizi ICT del 5,1% toccando il tasso di crescita più alto degli ultimi anni, come anche il Software e Soluzioni ICT, aumentati del 7,7%, e hanno ripreso a crescere anche i Dispositivi e Sistemi (+2,6%). È l’effetto della spinta delle componenti più legate alla trasformazione digitale, che animano progetti e applicazioni che interessano tutte le componenti dell’offerta ICT. E se si attraversano i diversi comparti per pesare le dinamiche delle componenti più innovative in assoluto (digital enabler) si nota come, nel 2018, esse abbiano ancora mostrato tassi a due cifre, che promettono di ripetersi nel 2019 nonostante l’attesa di una crescita zero per il Pil.

“Nonostante il deterioramento congiunturale, la digitalizzazione continua a progredire, ed è un bene. - ha affermato Gay - Genera investimenti e permette di affrontare il problema di efficienza di sistema che ci separa da una crescita solida e duratura. Le aree di eccellenza, nel manifatturiero e nell’export e nei distretti crescono, ma ci sono troppe realtà che ancora non innovano, facendo da freno. Bisogna dare continuità a quanto avviato e promuovere una diffusione più capillare dei modelli, delle tecnologie e delle competenze digitali, e puntare sulla crescita dello stesso settore ICT, che per innovazione, valore aggiunto e occupazione gioca un ruolo sempre più rilevante.”  Nel settore ICT il valore aggiunto per addetto è superiore del 25% a quello degli alti settori industriali; il numero medio di addetti per impresa è del 60% superiore rispetto al quello rilevato per l’intera economia; l’occupazione fra il 2018 e il 2020 per i professionisti ICT è attesa crescere a tassi del 2,4%.

Lo stimolo dei digital enabler è sempre più evidente. Nel 2018 il mobile business è cresciuto del 9,4%, l’IoT del 19,2%, il cloud del 23,6%, la cybersecurity del 12,2%, i dispositivi indossabili del 15,3%, le piattaforme per il web del 13,7%, mentre hanno acquisito consistenza le applicazioni di intelligenza artificiale, big data e blockchain. “La crescita di queste componenti va sostenuta: solo nei distretti industriali concorrono a generare un valore aggiunto per addetto superiore del 20% - ha aggiunto Gay. - Nell’industria IoT, cloud, piattaforme collaborative, sicurezza digitale già fanno la differenza, come la fanno in altri settori di punta - Banche, Assicurazioni, Grande Distribuzione, Utility e PA - altri digital enabler, dal mobile ai sistemi pagamento, che sono al cuore di nuovi servizi. Ogni giorno ne cogliamo i vantaggi, come imprese, clienti e cittadini.”

 
In tema di innovazione diffusa, conta il Piano Impresa 4.0, che nel 2018 ha generato un mercato in crescita del 18,7% a 2.593 milioni. Da quest’anno esso ha visto una maggiore focalizzazione alle piccole imprese, ma a fronte di una riduzione delle risorse complessive e quindi ancora più a scapito delle aziende di maggiori dimensioni, nonostante queste siano i motori dell’innovazione nelle filiere.

“Il caso Impresa 4.0, come i passi indietro sul credito d’imposta per la R&S, restano il segno di una politica industriale e di bilancio in cerca di equilibri più che di sfide alla nostra portata. Anche se poi su altri fronti, sono emersi elementi molto positivi. - ha aggiunto Gay - Come la  proroga del credito di imposta per la formazione di competenze ICT, di cui abbiamo un gran bisogno;  l’innalzamento delle detrazioni per gli investimenti in capitale di rischio, che promette di stimolare il venture capital; il fondo per sostenere i progetti su intelligenza artificiale, blockchain e IoT, l’iperammortamento e incentivi per cloud e piattaforme collaborative, i voucher per l’Innovation Manager, che può guidare le piccole imprese nei processi di trasformazione tecnologica e digitale.“

“Alla luce della possibilità di ulteriori manovre finanziarie, è importante dare almeno attuazione piena a tutte le misure varate - ha concluso Gay.   Le Istituzioni hanno una responsabilità forte al riguardo. E sono chiamate a prefigurare l’evoluzione del sistema-paese in tempi in cui la trasformazione digitale è gestita o subìta, e in cui le imprese possano fare appieno la loro parte.”

 

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I DATI DI MERCATO 2018 PIÙ DA VICINO

Nel 2018, Il mercato digitale italiano è cresciuto dell’2,5% a 70.474 milioni di euro, migliorando la performance rispetto all’anno precedente (+2,3%. Nonostante la frenata dei servizi di rete -  in calo del 2,7% a 21.752 milioni per effetto di una pressione competitiva sulle tariffe che ha avvantaggiato l’utenza – la progressione è diffusa: i Servizi ICT hanno raggiunto 11.623 milioni (+5,1%, contro il +4% del 2017), il Software e Soluzioni ICT 7.136 milioni (+7,7%, contro il +5,9% del 2017), i Dispositivi e Sistemi 18.807 milioni (+2,6% contro il +0,2% del 2017), mentre i Contenuti Digitali e Digital Advertising 11.156 milioni (+7,7%) hanno mantenuto un andamento sostenuto. Il dinamismo delle componenti più legate alla trasformazione digitale, collocate principalmente nei comparti del Software e Soluzioni ICT e dei servizi ICT, si è trasmesso all’intero mercato, animando una spinta che ha interessato anche i Dispositivi e Sistemi e le componenti più consolidate.
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Banche e Industria sempre avanti. Tirano sempre le grandi imprese

Andando a guardare ai settori d’utenza che più hanno spinto il mercato, si rileva la centralità, per dinamiche e dimensioni del mercato, di Banche (+4,6% a 7.578 milioni), Industria (+5,2%, a 7.929 milioni), Distribuzione e Servizi (+4,9%, a 4.460), che sono anche i settori ove più si vanno sviluppando i progetti di trasformazione digitale dei processi e dei modelli di business.  Bene comunque anche Assicurazioni (+5,1%), Utility (+5,2%), Sanità (+4,3%), Trasporti (+3,9%), Difesa (+1,7%). Ancora a rilento la PA (Locale +0,5% e Centrale +0,3%), che però ribalta il trend negativo dell’anno precedente.

L’analisi per dimensioni di impresa mostra per il 2018 che, fatto 100 il solo mercato business (imprese e PA), le grandi imprese (oltre 250 addetti) esprimono ben il 58,7% degli investimenti ICT, contro il 18,7% delle medie (50-249 addetti) e il 22,6% delle piccole (1-49 addetti), che hanno un peso in termini di occupazione e Pil proporzionalmente più elevato. In più i tassi di crescita degli investimenti nel 2018 sono del 4,3% per le grandi, del 3,8% per le medie e del 2,2% per le piccole. Un tasso quest’ultimo che è comunque più elevato che negli anni precedenti

 

PREVISIONI COMUNQUE POSITIVE PER IL 2019

Secondo le attuali proiezioni, il Mercato Digitale dovrebbe confermare nell’insieme e nel 2019 il tasso di crescita dell’anno precedente, dando continuità, pur qualche aggiustamento nelle dinamiche delle diverse componenti, alla progressione dell’anno precedente.

Più in particolare e per l’anno in corso, il mercato complessivo è stimato aumentare ancora del 2,5% a 70.222 milioni. È atteso un ulteriore calo per i Servizi di Rete, ma sono stimate crescite del +7,4% per i Contenuti e Pubblicità digitali (a 11.987 milioni), del +5,6% per i Servizi ICT (a 12.279 milioni); del +6,5 % per il Software e le Soluzioni ICT (a 7597 milioni), e del + 1,6% per i Dispositivi e Sistemi.
 
http://www.anitec-assinform.it/in-evidenza/mercato-digitale-italiano-ancora-in-crescita-2-5-nel-2018-2-5-nel-2019-settore-ict-fondamentale-per-la-tenuta-delleconomia.kl

 
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