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Rassegna Stampa Estera
Rassegna Stampa Estera
15/05/2012

Rassegna mondiale sulla libertà di stampa

ISFreedom il sito dedicato alla libertà di stampa nel mondo riporta quotidianamente notizie sulla violazione del diritto all'informazione.
In questa selezione: Iran, Bielorussia, Italia
 
 
 
 
Da ISFreedom
 
Iran: condannato a 25 frustate per una vignetta

11 maggio - Venticinque frustate per una caricatura di un deputato. Sta destando grande scandalo nel mondo la condanna inflitta in Iran la scorsa settimana al vignettista Mahmoud Shokraye. Nel disegno sotto accusa, pubblicato sul giornale locale Nameye Amir,  il parlamentare di Arak Ahmad Lofti Ashtiani viene ritratto in un stadio vestito da calciatore con una lettera di congratulazioni in una mano e il piede sopra un pallone. Ma il conservatore Ashtiani, che era stato criticato per le sue ingerenze nello sport, si è sentito offeso e ha citato Shokrayi in tribunale. La sentenza di condanna, la prima del genere in Iran, ha causato molte proteste. Sui social network come Facebook e Twitter si sono moltiplicati gli appelli perché il disegnatore facesse altre caricature del deputato. E’ indignato il famoso vignettista iraniano Nikahang Kowsar, che oggi vive in Canada e nel 2000 ha passato sei giorni nel carcere di Evin a Teheran per aver disegnato un importante  membro del clero nelle sembianze di un coccodrillo: “Questo verdetto – ha detto al Guardian- è una minaccia diretta ad ogni disegnatore satirico che lavora in Iran. Da adesso in poi qualunque pubblico ufficiale potrà fare causa per una caricatura. Nel passato era proibito disegnare il clero ora anche tutti gli altri sono diventati vacche sacre. Ai vignettisti non resta che lasciare il Paese o smettere di lavorare“. Per la giornalista iraniana Masih Alinejad il verdetto mostra una mancanza di tolleranza delle autorità verso ogni forma di critica: “Quella vignetta era assolutamente normale, il deputato appariva esattamente com’è, anzi forse anche meglio che nella realtà”. Ieri Amnesty International ha condannato  ”brutale sentenza” nei confronti di Shokraye: ”Venticinque frustate per una vignetta innocua sono un messaggio agghiacciante a tutti gli iraniani che non possono liberamente e pacificamente esprimere le proprie opinioni senza il timore di affrontare dure rappresaglie”, ha affermato Ann Harrison, vice direttore per il programma Medio Oriente e Nord Africa per l’organizzazione. (fonte: Corriere della Sera)
 
Bielorussia contro Internet
 
11 maggio - Nel suo ultimo discorso alla Nazione il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha fatto riferimento anche alle accuse, che gli sono state rivolte dalle istituzioni internazionali e dalle organizzazioni che si occupano di informazione, di voler tenere sotto controllo i media e soprattutto Internet, mezzo che proprio nelle rivolte africane e non solo (la prima Twitter revolution è stata quella moldava) ha avuto una funzione importante, anche se non certo decisiva. Lukashenko, che ha definito quella odierna “l’era della comunicazione e dei media”, ha tentato staccarsi di dosso l’etichetta di nemico della Rete, dicendo testualmente che “tutte le misure restrittive in vigore in Bielorussia per quanto riguarda Internet sono copiate dagli standard americani ed europei. Siamo preoccupati per gli attacchi degli hacker e le frodi via Web”. Il riferimento è alla legge entrata in vigore all’inizio del 2012 che obbliga le aziende e gli imprenditori che operano nel Paese a usare domini bielorussi e non esteri. Il presidente ha però anche aggiunto che la Bielorussia è minacciata attraverso la Rete ed è stata data “una risposta adeguata alle attività sovversive nelle reti sociali e non è stato permesso di sviluppare la rivoluzione, come nei Paesi arabi e in parte in Russia e Kazakhstan”. Insomma, anche se Lukashenko ha affermato di non aver bloccato nulla, qualcosa alla fine dei conti è stato fatto (come obbligare gli utenti nei cybercafé a registrarsi e prevedere multe per i provider e i gestori  disobbedienti che lasceranno cioè connettere i loro clienti a siti esteri). E allora hanno forse ragione coloro che individuano nell’ultimo dittatore d’Europa uno dei predatori della libertà di stampa nel mondo. Il CPJ (Committee to Protect Journalists) ha classificato la Bielorussia nella sua ricerca intitolata“Attacks on the Press in 2011” come uno dei Paesi dove la libertà di stampa è a maggior rischio. E medesimo è il giudizio di Freedom House che nel rapporto “Freedom of the Press 2012” pone Minsk nelle ultimissime posizioni. Abbagli, secondo il presidente, anche  se stando a un recente sondaggio di Gallup, solo il 23 per cento della popolazione bielorussa ritiene che non ci siano problemi nell’ottenere e diffondere informazioni. La verità è quindi questa: Lukashenko deve rivedere il suo concetto di giornalismo libero.
 
 
Rapporto annuale del Freedom House 2012 :
la stampa italiana leggermente più libera nel dopo Berlusconi

1 maggio - La libertà di stampa è leggermente aumentata in Italia con le dimissioni di Silvio Berlusconi da premier, ma il Paese resta tuttavia 'parzialmente libero', anche a causa dell'influenza del Cavaliere. È quanto si apprende dal rapporto 2012 di Freedom House, organizzazione indipendente statunitense che ogni anno pubblica i dati relativi alla libertà di stampa nel mondo. Il nostro Paese è un raro esempio di nazione non 'libera' in Europa occidentale e si posiziona al pari di Guyana e Hong Kong.
 Per la prima volta in otto anni, la situazione globale nel complesso non è peggiorata.
A guidare la classifica, Finlandia, Svezia e Norvegia. "Il peggio del peggio" è riscontrato in otto Stati: Bielorussia, Cuba, Guinea equatoriale, Eritrea, Iran, Corea del Nord, Turkmenistan e Uzbekistan. Il punteggio degli Stati Uniti è scivolato a causa della repressione da parte delle forze di polizia del movimento e dei giornalisti che hanno seguito Occupy Wall Street. Lo scandalo dei media ha danneggiato la posizione del Regno Unito, che resta comunque Paese 'libero'. Grande attenzione è rivolta alla situazione dei Paesi della Primavera araba: "La recente apertura degli ambienti multimediali in Paesi come la Tunisia e la Libia, pur tenue e lontana dall'essere perfetta, è fondamentale per il futuro dello sviluppo democratico nella zona e deve essere nutrita e protetta", ha sottolineato il presidente di Freedom House David J. Kramer. La Cina e le nazioni autoritarie in Africa e Medioriente, si legge nella relazione, hanno censurato le notizie della primavera araba. In Uganda, Angola e Gibuti, "le autorità hanno represso, a volte violentemente, i giornalisti che coprono le manifestazioni". Cina, Russia, Iran e Venezuela sono segnalati nel rapporto come Paesi in cui "vengono detenuti i critici, chiusi mezzi d'informazione e condotti procedimenti penali contro giornalisti". Il controllo della televisione e della radio da parte dello Stato, si legge ancora, è alla base del sistema mediatico in molti Paesi, tra cui Russia, Venezuela, Zimbabwe, Cina e Vietnam. Diverse democrazie hanno minato l'ambiente ideale per la libertà di stampa, come il Cile e l'Ungheria, che passano da 'liberi' a 'parzialmente liberi'. Il Messico resta "uno dei posti più pericolosi al mondo per i giornalisti". In generale, sul totale di 197 Paesi analizzati lo scorso anno, 66 sono 'liberi', 72 'parzialmente liberi' e 59 'non liberi'. Soprattutto a causa della Cina, che vanta "il sistema più sofisticato al mondo per quanto riguarda la repressione dei media", Freedom House indica che il 40,5%della popolazione mondiale vive in un ambiente dove la stampa non è libera, il 45% in situazioni parzialmente libere, solo il 14,5% in Paesi liberi. (fonte: LaPresse/AP)
 
 
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