Relazione COVIP 2019 - Politiche Previdenziali Europee - CSSPD - Centro Studi Sociali Pietro Desiderato


Relazione COVIP 2019

La COVIP ha pubblicato l'annuale rapporto sulle assicurazioni complementari in Italia: Il totale degli iscritti alla previdenza complementare a fine 2019 è di 8,3 milioni, il 4 per cento in più rispetto all’anno precedente. In percentuale delle forze di lavoro, il tasso di copertura si attesta al 31,4 per cento.



Quest’anno la Relazione Annuale è presentata in un contesto del tutto straordinario: la crisi epidemiologica, le misure di contenimento del contagio, l’impatto sull’economia e sulla società sono eventi pressoché senza precedenti, un’incognita con la quale necessariamente misurarsi, pur in un quadro di perduranti incertezze a livello globale.

Il quadro generale dei settori di competenza della COVIP

I Fondi pensione

Alla fine del 2019 l’offerta di strumenti di previdenza complementare si compone di 380 forme pensionistiche: 33 fondi negoziali, 41 aperti, 70 piani individuali pensionistici (PIP) “nuovi”, 235 fondi preesistenti, oltre a FONDINPS, ora in via di superamento.

Il numero delle forme operanti nel sistema è in costante riduzione: è diminuito di ulteriori 18 unità rispetto al 2018. Venti anni prima, nel 1999, le forme erano 739, quasi il doppio.

La spinta al consolidamento del sistema, tuttora in atto, ha interessato tutte le tipologie di forme pensionistiche, con motivazioni diverse. Nei fondi negoziali si è espressa mediante l’aggregazione di iniziative previdenziali insistenti su bacini contigui di aderenti, eliminando sovrapposizioni e aumentando la scala dimensionale. 

Nei fondi preesistenti il processo di razionalizzazione è stato guidato dalle operazioni di fusione e acquisizione che hanno coinvolto le aziende bancarie e assicurative, da tempo promotrici di iniziative previdenziali a favore dei propri dipendenti. In diversi casi, l’unione in gruppi finanziari più ampi ha condotto a concentrare gli schemi esistenti in uno o due fondi di gruppo, distinti in base al regime di contribuzione definita ovvero di prestazione definita. 

Nelle forme di mercato, fondi pensione aperti e PIP, la contrazione del numero delle forme offerte è stata determinata sia da riassetti societari che hanno riguardato i soggetti istitutori, sia da razionalizzazioni dell’offerta commerciale.

In generale, la concentrazione del settore è da considerare con favore, tendendo a realizzare economie di scala che si traducono in riduzioni dei costi e in innalzamento della qualità della gestione e dei servizi offerti agli iscritti. A rafforzare questa tendenza inducono ora i più elevati standard in termini di organizzazione interna introdotti di recente dalla Direttiva (UE) 2016/2341 (cosiddetta IORP II), uniti alla costante azione di stimolo della stessa Autorità di vigilanza.


Gli iscritti e le adesioni

Il totale degli iscritti alla previdenza complementare a fine 2019 è di 8,3 milioni, il 4 per cento in più rispetto all’anno precedente. In percentuale delle forze di lavoro, il tasso di copertura si attesta al 31,4 per cento.

A tale numero di iscritti corrisponde un totale di posizioni in essere a fine anno di 9,1 milioni, comprendendo anche le posizioni doppie o multiple che fanno capo allo stesso iscritto, posizioni che è ora possibile conteggiare in base al più completo sistema di rilevazione dei dati che la COVIP ha introdotto da alcuni anni.

I fondi negoziali contano 3,1 milioni di iscritti, oltre 1,5 milioni sono gli iscritti ai fondi aperti e 3,3 milioni ai PIP “nuovi”; poco più di 600.000 sono gli iscritti ai fondi preesistenti.

Nei fondi pensione negoziali la crescita si è attestata al 5 per cento, ancora trainata dalle nuove adesioni contrattuali, meccanismo oggi riferito a una platea significativa di lavoratori.

Nelle forme di mercato, la crescita è stata del 6,1 per cento per i fondi aperti mentre ha decelerato rispetto agli anni passati nei PIP “nuovi”, 4,3 per cento.

Quanto al genere, gli uomini sono il 61,9 per cento degli iscritti alla previdenza complementare, concentrandosi per lo più nei fondi negoziali (73,4 per cento); nei PIP si registra un maggiore equilibrio: il 46,4 per cento degli iscritti sono donne.

La distribuzione per età vede la prevalenza delle classi intermedie e più prossime all’età di pensionamento: il 52,9 per cento degli iscritti ha età compresa tra 35 e 54 anni, il 29,5 ha almeno 55 anni.

Le differenze di partecipazione nella previdenza complementare riflettono quelle relative al coinvolgimento nel mercato del lavoro. Per quanto riguarda il genere, considerando la popolazione attiva (fasce di età 15-64 anni), la partecipazione delle donne alle forze di lavoro (56,5 per cento) è pari a tre quarti di quella degli uomini (75 per cento): quindi, la più bassa partecipazione del genere femminile alla previdenza complementare è spiegata in primo luogo dal minore coinvolgimento nel mercato del lavoro. 

Per  maggiori informazioni:

www.covip.it



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