La Banca centrale europea ha aumentato il costo del denaro al 2,25%. Gli effetti sui prestiti alle famiglie e sulle rate dei mutui, secondo uno studio della Federazione Autonoma Bancari Italiani.
LE ANALISI DELLA FABI
Il nuovo rialzo di 0,25 punti percentuali deciso dalla Banca centrale europea, che porta il costo del denaro dal 2,25% al 2,50%, rischia di rendere più costosi mutui e finanziamenti proprio mentre il credito alle famiglie italiane è tornato a crescere.
La nuova stretta monetaria arriva dopo una fase storica di progressiva riduzione del costo del denaro che ha accompagnato la ripresa dei prestiti, in particolare quelli destinati all’acquisto delle abitazioni e ai consumi.
Nei primi sette mesi del 2026, lo stock complessivo di mutui, credito al consumo e prestiti personali è aumentato di 12,92 miliardi di euro (+1,9%) rispetto alla fine del 2025. A trainare la crescita sono stati soprattutto i mutui - aumentati di 9,16 miliardi (+2,1%) da dicembre 2025 – seguiti dal credito al consumo, cresciuto di 4,61 miliardi (+3,5%)..
Continuano invece a diminuire gli altri prestiti, scesi di 0,85 miliardi (-0,8%).
Il cambio di scenario della politica monetaria potrebbe ora rallentare questa dinamica. L’aumento del costo del denaro può tradursi progressivamente in condizioni meno favorevoli per chi deve accendere un nuovo mutuo o ricorrere a un finanziamento. Ad esempio, prendendo come riferimento il passaggio da un tasso del 3,00% al 4,50%, per un nuovo mutuo da 150.000 euro l’incremento della rata mensile varia da 106,16 euro a 127,62 euro, a seconda della durata del finanziamento