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Rassegna Stampa Estera
Mercato del lavoro
23/06/2006

Cindia, industria e servizi per un mondo globale

di Pietro Gentile
I due colossi Cina e India avanzano rapidamente aggredendo il mondo tecnologico-industriale e dei servizi con la loro forza nella produzione di massa. Abbiamo parlato di tale fenomeno con Federico Rampini autore del libro "L'Impero di Cindia".


E’ raro che nelle classifiche delle vendite librarie, in Italia, con l’avvicinarsi del periodo vacanziero, possano ritrovarsi tra i primi dieci libri più venduti, testi di saggistica che raccontino l’evoluzione mondiale delle tecnologie e del mondo del lavoro.

Questo “miracolo”  è riuscito a Federico Rampini con la sua ultima fatica  “L’Impero di Cindia” che in questi giorni è tra i primi 3 libri più venduti in assoluto. Rampini è responsabile del Desk di corrispondenza dalla Cina per “La Repubblica” e riconosciuto esperto di nuove tecnologie grazie alle sue attente analisi sulla Rivoluzione del Web partita dalla California negli anni ’90.

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Il motivo di tale successo comincia a delinearsi chiaramente: se ne parla tanto,  per curiosità ma anche e forse soprattutto per paura. Cina e India (Cindia) e le loro economie in continua crescita, cominciano seriamente a fare paura anche all’italiano medio che non si occupa di strategie globali di sviluppo.

Cominciamo a capire anche noi Italiani, finalmente, che dietro alle merci a basso costo vi è un mondo del lavoro che ha regole ben differenti dalle nostre, dove le conquiste sindacali conseguite in Europa negli ultimi 50 anni non sono ancora giunte. Rampini parla di ingegneri informatici a Bangalore che costano 500 dollari al mese e di operai nella provincia del Guandong che ne costano 200.

Abbiamo incontrato ed intervistato Federico Rampini, in uno dei suoi pochi rientri in Italia avvenuto nel mese di giugno, nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento, che lo ha visto protagonista di un’opera di divulgazione ammirevole, premiata dall’incredibile affluenza di esperti e pubblico.

Pietro Gentile
In una mia intervista a Jeremy Rifkin la sintesi del suo pensiero per poter avere un rilancio rispetto alle nuove economie è stata  quella di creare un network di conoscenza basato sull’energia pulita dell’idrogeno prodotta dal basso.

Federico Rampini
Non amo particolarmente Rifkin. In genere nutro forti sospetti nei confronti di quei personaggi “i Guru” che vivono vendendo sogni o formule facili per salvare il mondo.
Io faccio solo il giornalista e racconto solo quello che vedo. Non pretendo di fare il futurologo.
Non sono in grado di predire cosa sarà la Cina fra trent’anni ma cerco di analizzare la realtà e di trarne degli interrogativi e degli spunti o delle possibilità per lo sviluppo futuro.

Pietro Gentile
Proprio parlando di Rifkin, condivide la sua visione  relativamente al mondo del lavoro nei prossimi anni?

Federico Rampini
Per fortuna di Rifkin i suoi lettori hanno la memoria corta. Infatti dieci anni fa scrisse un libro “La Fine del Lavoro” in cui veniva descritto uno scenario apocalittico. Lui sosteneva la classica tesi Maltusiana del deperimento dell’economia generale.  In realtà è successo l’esatto contrario. In quel decennio è avvenuta la più gigantesca creazione di lavoro che si sia mai rilevata nella storia mondiale.
Gli anni ’90 sono stati gli anni della New Economy in America, gli anni in cui è letteralmente esplosa la creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti seguita dall’enorme espansione del lavoro in Asia. Nonostante questo oggi Rifkin si riaffaccia con nuove tesi…
No, non mi occupo di profezie: io so andare un in “posto” cercare di tenere gli occhi bene aperti e raccontare quello che vedo ai miei lettori come ho fatto nel mio ultimo libro.

Pietro Gentile
Nella mia ultima visita in Cina presso  l’albergo di Pudong, in Shanghai, era in corso un Seminario a conclusione di un MBA gestito dal MIT Sloan di Boston. Le migliori università americane stanno attivando importanti collaborazioni con il mondo accademico cinese. Sono realtà caratterizzate da una forte componente meritocratica. Nonostante il passato feudale la Cina sta facendo grandi passi anche in tale direzione. Qual è la morale che noi italiani dobbiamo apprendere?


Federico Rampini
I cinesi in questo momento seguono soprattutto il modello universitario americano. Le grandi università cinesi stanno facendo progressi giganteschi superando agevolmente le realtà europee: faccio l’esempio delle Business School quali la CEIBS di Shanghai (Chinese - European International Business School), Università cinese in cui si insegna in Inglese con rilascio di ambiti Master in Business Administration.
I cinesi stanno applicando il modello americano evidenziando in particolare l’aspetto meritocratico.
Non dimentichiamo che la Cina ha inventato per prima, circa 1000 anni fa, i famosi esami di ammissione alla burocrazia imperiale. Quando nacque, tale sistema, rappresentava l’esempio più illuminato dell’applicazione del modello meritocratico. L’esame nazionale per diventare Mandarino Imperiale (alto funzionario pubblico), era il risultato di una selezione priva di aspetti cooptativi o servilistici che “scientificamente” selezionava da tutte le province i migliori elementi creando una èlite tecnocratica di altissimo livello.


Pietro Gentile
Gli indiani si stanno muovendo molto non solo sul piano del software ma anche del BPR, ne parla approfonditamente in uno speciale l’Economist di qualche settimana fa.
Dovremo rassegnarci ad essere “organizzati” dagli indiani?

Federico Rampini
Oggi l’India è molto avanti anche sul Business Process Reengineering.
Le grandi Corporation americane hanno già fatto la loro scelta in tale direzione ed il fenomeno sarà sicuramente importato dalle grandi aziende europee ed italiane, quindi da questo punto di vista il nostro futuro a mio avviso è già segnato.


Ringraziamo Federico Rampini per l’interessante scenario dipinto, augurando che la sua opera possa continuare a chiarire al lettore italiano le dinamiche, le opportunità ed  rischi che stanno alla base del grande sviluppo di Cina ed India.


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