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03/12/2016

Rapporto Censis 2016

PPresentato il giorno 2 dicembre in Roma, presso il CNEL in viale Lubin 2,  il 50° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Gli Italiani, più insicuri, risparmiano più della media europea.  Rispetto a venticinque anni fa, i giovani di oggi hanno un reddito del 26,5% piu' basso di quello dei loro coetanei di allora. Il distacco tra politica e popolo diviene sempre più grande.


 
Giunto alla 50ª edizione, il Rapporto Censis prosegue l'analisi e l'interpretazione dei più significativi fenomeni socio-economici del Paese, individuando i reali processi di trasformazione della società italiana. 


ITALIANI PIU' INSICURI, MESSI DA PARTE 114 MLD DAL 2007

L'immobilita' sociale e la crisi generano  insicurezza. 
 Gli italiani preferiscono mettere da parte contante  piuttosto che investirlo. 
E' il quadro che emerge dal Rapporto Censis  sulla situazione sociale del paese al 2016. Rispetto al 2007, dall'inizio  della crisi gli italiani hanno accumulato liquidita' aggiuntiva per 114,3 miliardi di euro, un valore superiore al Pil di un Paese intero come l'Ungheria.

La liquidita' totale di cui dispongono in contanti o depositi non vincolati  (818,4 miliardi di euro al secondo trimestre del 2016) e' pari al valore  di una economia che si collocherebbe al quinto posto nella graduatoria  del Pil dei paesi Ue post-Brexit, dopo la Germania, la Francia, la stessa  Italia e la Spagna. 
Quasi il 36% degli italiani tiene regolarmente contante  in casa per le emergenze o per sentirsi piu' sicuro e, se potesse disporre  di risorse aggiuntive, il 34,2% degli italiani le terrebbe ferme sui conti  correnti o nelle cassette di sicurezza.

Cosi', con una incidenza degli investimenti sul Pil pari al 16,6% nel  2015, l'Italia si colloca non solo a grande distanza dalla media europea  (19,5%), da Francia (21,5%), Germania (19,9%), Spagna (19,7%) e Regno  Unito (16,9%), ma e' tornata ai livelli minimi dal dopoguerra. "Emerge  una Italia rentier - commenta il Censis - che si limita a utilizzare le  risorse di cui dispone senza proiezione sul futuro, con il rischio di  svendere pezzo a pezzo l'argenteria di famiglia".



I figli sono piu' poveri dei nonni

In particolare, sono evidenti gli esiti di un inedito e perverso gioco intertemporale di trasferimento di risorse che ha letteralmente messo ko economicamente i millennial. Rispetto alla media della popolazione, oggi le famiglie dei giovani con meno di 35 anni hanno un reddito piu' basso del 15,1% e una ricchezza inferiore del 41,1%. 

Nel confronto con venticinque anni fa, i giovani di oggi hanno un reddito del 26,5% piu' basso di quello dei loro coetanei di allora, mentre per gli over 65 anni e' invece aumentato del 24,3%. 

La ricchezza degli attuali millennials e' inferiore del 4,3% rispetto a quella dei loro coetanei del 1991, mentre per gli italiani nell'insieme il valore attuale e' maggiore del 32,3% rispetto ad allora e per gli anziani e' maggiore addirittura dell'84,7%. 

Il divario tra i giovani e il resto degli italiani si e' ampliato nel corso del tempo, perche' 25 anni fa i redditi dei giovani erano superiori alla media della popolazione del 5,9% (mentre oggi sono inferiori del 15,1%) e la ricchezza era inferiore alla media solo del 18,5% (mentre oggi lo e' del 41,1%).


Il distacco tra politica e il popolo diventa  sempre piu' grande. 

Un divario che alimenta il populismo con "il corpo  sociale che si sente vittima di un sistema di casta e mondo politico che  si arrocca sulla necessita' di un rilancio dell'etica e della moralita'  pubblica". 

"Le istituzioni - scrive il Censis - non riescono piu' a 'fare cerniera'  tra dinamica politica e dinamica sociale, di conseguenza vanno verso un  progressivo rinserramento. Delle tre componenti di una societa' moderna  (corpo sociale, istituzioni, potere politico) sono proprio le istituzioni  a essere oggi piu' profondamente in crisi". 

E' venuta meno "la sostanza  unitaria" che le istituzioni hanno esercitato dal Risorgimento in poi.  "Oggi le istituzioni sono inermi (perch¿ vuote o occupate da altri poteri),  incapaci di svolgere il loro ruolo di cerniera", si osserva nel rapporto.

Per il Censis "la politica riafferma orgogliosamente il suo primato progettuale  e decisionale, mentre il corpo sociale rafforza la sua orgogliosa autonomia  nel 'reggersi'. Sono destinati cosi' a una congiunta alimentazione del  populismo. E' tempo per il mondo politico e il corpo sociale di dare con  coraggio un nuovo ruolo alle troppo mortificate istituzioni".

  

Per maggiori informazioni:
www.censis.it
 



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