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Rassegna Stampa Estera
Welfare
02/01/2018

Rapporto BES 2017

Presentato a Roma il quinto rapporto ISTAT sul Benessere Equo Sostenibile in Italia.  Lo studio offre un quadro integrato dei principali fenomeni economici, sociali e ambientali che caratterizzano il nostro Paese, attraverso l’analisi di un ampio set di indicatori suddivisi in 12 domini.




Il Rapporto offre una lettura del benessere nelle sue diverse dimensioni ponendo particolare attenzione agli aspetti territoriali e allo sviluppo di alcuni indicatori di benessere inseriti nei documenti di bilancio. 

Gli indicatori del Bes, in tutto 129, sono articolati come di consueto in 12 domini: Salute; Istruzione e formazione; Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Benessere economico; Relazioni sociali; Politica e istituzioni; Sicurezza; Benessere soggettivo; Paesaggio e patrimonio culturale; Ambiente; Innovazione, ricerca e creatività (prima denominato Ricerca e innovazione); Qualità dei servizi.


Il quadro di sintesi

Il 2016 è stato l’anno della definitiva uscita del Paese da una crisi profonda e prolungata, che ha cambiato la struttura produttiva italiana, i comportamenti individuali, le politiche pubbliche. Il miglioramento, registrato in molti ambiti del contesto socio-economico, ha avuto ampie ripercussioni sui diversi aspetti del benessere nel nostro Paese. 
Tuttavia la sua diffusione non ha interessato in maniera omogenea tutte le fasce della popolazione e tutti i territori. 

Miglioramenti più o meno intensi si osservano per tutte le dimensioni del benessere monitorate in questo rapporto: dall’istruzione all’occupazione, dalle condizioni economiche alla sicurezza. Fanno eccezione la qualità delle relazioni sociali che continua a deteriorarsi, e l’innovazione, la ricerca e la creatività che segnano una battuta d’arresto dopo un periodo di crescita.

L’evoluzione positiva del benessere è sostenuta da tre elementi: il proseguimento del trend di crescita in alcuni domini, quali ad esempio l’istruzione e formazione, caratterizzati dal costante miglioramento di alcuni indicatori come la quota di laureati e altri titoli terziari (30-34 anni); il progresso degli indicatori maggiormente legati alle dinamiche del ciclo economico, come il tasso di occupazione o il reddito disponibile; il ritorno di segnali positivi, dopo alcuni anni, per alcuni aspetti importanti del benessere, come la qualità del lavoro e la soddisfazione per la vita.

L’analisi dell’andamento degli indici compositi1 permette di sintetizzare l’andamento delle diverse dimensioni del benessere. Considerando il triennio 2014-2016, rispetto alla base 2010, si identificano quattro gruppi di domini: quelli che tra il 2014 ed oggi sono progressivamente migliorati, quelli che sono migliorati seppure con qualche discontinuità, quelli che hanno recuperato e quelli che sono peggiorati nell’ultimo anno.


LAVORO E QUALITA' DELLA VITA
Si accentua il miglioramento del mercato del lavoro

Nel 2016 è proseguito il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro italiano,
ma la distanza con la media europea riguardo al tasso di occupazione e di mancata partecipazione non si è ridotta. 
Continua a peggiorare il divario rispetto alla quota di occupati in part time involontario, particolarmente accentuato per la componente femminile. 

Alcuni indicatori di qualità del lavoro evidenziano un miglioramento, soprattutto con riferimento all’incidenza dei lavoratori con bassa paga, alla permanenza in lavori instabili e ad aspetti soggettivi, legati all’insicurezza per il proprio posto di lavoro. Anche la quota di coloro che si ritengono molto soddisfatti del proprio lavoro è in aumento.

Gli indicatori riferiti agli aspetti di conciliazione lavoro-famiglia e alla valorizzazione del capitale umano mantengono una intonazione negativa. Dopo cinque anni di aumento, il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne con figli piccoli rispetto a quello delle donne senza figli torna a diminuire, a seguito di una riduzione del tasso per le prime e di un aumento per le seconde. 
La quota dei lavoratori sovraistruiti è ancora in aumento, soprattutto tra le donne.
I più recenti dati disponibili sugli infortuni e inabilità permanenti confermano la tendenza alla riduzione. I divari territoriali che storicamente caratterizzano il mercato del lavoro non si riducono: le distanze per il livello di occupazione rimangono elevate, mentre la qualità del lavoro nel Mezzogiorno non peggiora.

Andamenti diversificati si registrano nell’evoluzione delle differenze di genere: il gap di genere si riduce per la permanenza in lavori instabili e la bassa retribuzione, mentre si amplia per la sovraistruzione. 
Per gli stranieri tutti gli indicatori di qualità mostrano un miglioramento superiore a quello dei cittadini italiani, riducendo un gap che resta comunque molto elevato.

In presenza di un aumento del tasso di occupazione, la riduzione del tasso di mancata partecipazione è più forte per le persone tra 15 e 34 anni rispetto a quella registrata nelle altre classi di età.


Per maggiori informazioni:




RAPPORTO BES 2017 (4Mb.)

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