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Rassegna Stampa Estera
Mercato del lavoro
30/09/2015

Intervista al Nobel per l'Economia Joseph Stiglitz

E' in linea  da oggi l'intervista al Premio Nobel Joseph Stiglitz effettuata in Trento nel corso dell'edizione 2015 del Festival dell'Economia. Stiglitz è attivo da anni sul tema della disuguaglianza, opinionista per le principali testate mondiali e consigliere economico dell'Amministrazione USA.
 
 
 
 
Introduzione ed intervista  di Pietro Gentile

Nel corso  del festival dell’Economia di Trento 2015 abbiamo incontrato ed intervistato il premio Nobel Joseph Stiglitz.


Il giorno della conferenza stampa Stiglitz ha lanciato un’iniziativa appoggiata da un’ampia coalizione internazionale di forze. L’obiettivo è mettere fine alla gigantesca elusione fiscale delle multinazionali, con casi eclatanti come Apple e Google, macchine da profitti multimiliardarie, che riescono a pagare aliquote fiscali vicine allo zero. 
Tutto ciò a causa dei governi che consentono scappatoie legali.

“Le nazioni sviluppate devono imporre la minimum corporate tax - ha affermato il premio Nobel dell’Economia durante la conferenza-  è questo l’unico modo per fermare la gara al ribasso, la corsa a chi paga meno tasse.  Il vantaggio sarebbe enorme: consentirebbe di reperire nuove risorse per lo sviluppo, e di abbassare la pressione fiscale sul ceto medio.” 

L’iniziativa è sostenuta dalla Indipendent Commission for the Reform of International Corporate Taxation (ICRICT). Tra i promotori  anche “The Council for Global Unions” l’organizzazione ombrello che reassume le sigle sindacali di tutti i settori lavorativi al mondo, tra cui UNI Global Union.

Con la crisi della Grecia nel mese di lulgio, le interviste e le dichiarazioni di Stiglitz hanno riempito le pagine dei principali quotidiani mondiali. Tra i personaggi che hanno dato risalto mediatico alla notizia vi è stato Federico Rampini corrispondente per Repubblica da New York e Silicon Valley.

                                               L’INTERVISTA


Professor Stiglitz, parlando del settore finanziario,  la differenza di stipendio tra top managers ed i normali impiegati sta raggiungendo rapporti molto alti, fino a cento volte lo stipendio base. Questo divario sta ancora crescendo, inoltre in futuro le nuove tecnologie potrebbero cancellare milioni di posti di lavoro in tutta Europa ed in Italia:  ritiene corretta questa situazione e cosa possiamo fare per riportare il tutto a condizioni accettabili?

Innanzi tutto io penso che in molte nazioni del mondo, in particolare negli Stati Uniti ed in UK, il settore finanziario sia troppo grande rispetto all'economia nazionale, il peso della finanza è passato dal 2,5% del PIL all'8% del PIL in pochi anni senza che l'economia delle nazioni interessate crescesse allo stesso ritmo. Ciò ha portato a maggiori disuguaglianze,  maggiore instabilità e discriminazioni a causa dell'atteggiamento predatorio di alcune grandi realtà soprattutto negli USA.

Il fatto che in queste nazioni il settore finanziario possa ridursi ed in particolare certi colossi bancari possano ridurre il loro peso non mi preoccupa affatto. 
In secondo luogo la maggior parte delle discussioni in Europa e USA si focalizzano sulla prevenzione di atteggiamenti scorretti quali manipolazione del mercato, piuttosto che controllare che tali istituzioni finanziarie facciano il vero lavoro per cui sono nate, cioè le banche: prestare denaro alle piccole e medie imprese, far nascere nuove imprese, creare nuovi posti di lavoro. 

Penso che uno dei problemi maggiori nel settore finanziario, ma anche nelle grandi Corporations ad alta produttività, è che i relativi CEO si preoccupano più dei risultati a breve termine ed alla crescita dei propri bonus, piuttosto che alla redditività a lungo termine ed al benessere degli stakeholders, quali dipendenti e tessuto sociale in cui queste Corporation si sviluppano.

Questo è il motivo per cui qualche settimana fa a Washington abbiamo suggerito la riscrittura delle regole ed i meccanismi che portano a determitare i comportamenti dei CEO della finanza, ponendo un limite agli eccessivi stipendi che gli stessi CEO si attribuiscono, mettendo maggiore enfasi sui risultati a lungo termine e sulla creazione di benessere per tutta la società. 

 

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